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Marco Anselli

Poesie per la fine del mondo

Avidyā

Avidyā è una parola sanscrita, l’antica lingua sacra dell’India, che significa letteralmente ignoranza, conoscenza imperfetta. La parola viene formata a partire dalla radice vid, ‘conoscere’, ‘percepire’, a cui viene aggiunto il prefisso privativo a-.
Ignoranza è tutto ciò che fa parte della grande illusione di un Io personale. Ignoranza è il velo che riveste di sé la creazione, la vita, il mondo fenomenico e la manifestazione. Ignoranza è la prigione in cui noi decidiamo, giorno dopo giorno, di auto-esiliarci; non siamo esseri liberi. La nostra mente, centrata sull’illusione di un “me” e di un “mio”, ci incatena al ciclo delle continue reincarnazioni, ci impedisce di vedere l’Infinito e l’Eterno da cui procede ogni cosa. Non esiste coscienza individuale; tutto è impersonalmente Sé.

Marco Anselli (Milano, 1987), studioso di dottrine orientali e lingua cinese, comunicazione, linguistica. Da sempre amante della letteratura e della poesia, ricomincia a scrivere di recente (nel 2013) riprendendo un discorso stilistico e – soprattutto – tematico, che aveva già iniziato ad approfondire in alcuni versi giovanili. Nei suoi componimenti indaga il rapporto contraddittorio e problematico tra realtà e illusione, tra tempo e a-tempo, tra istantaneo ed infinito, ricorrendo spesso alle categorie gnoseologiche dell’induismo del Vedānta e del daoismo. Tra le sue principali influenze, si annoverano la Bhagavadgītā, i poeti italiani (in particolare Leopardi, Foscolo, Ungaretti, Saba, Quasimodo, Montale e d’Annunzio) e francesi (in special modo i decadentisti), H. P. Lovecraft, Laozi.

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Collana Gli Emersi - Poesia
pp.64 €12.00
ISBN 978-88-591-4013-9


 
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