Condividi












Giorgio Polo


Camminando in un mondo tondo

Introduzione Avere un amico scrittore può, a volte, far incorrere in un grande rischio... che ti chieda, prima o poi, di scrivere una presentazione a una sua raccolta di scritti. Così è stato. Giorgio mi ha chiesto di scrivere una piccola introduzione a questo zibaldone di racconti, poesie e filastrocche, che ha come leitmotiv il viaggio. Sia in senso stretto, perché è uno che ha viaggiato dall’America all’Australia passando per l’Europa, che in senso figurato, e cioè è uno che viaggia molto anche con la testa, e senza neanche il supporto di una canna o droghe affini; un bicchiere di vino, invece, e magari pure rosso, si, che non manchi mai.
Pare che abbia viaggiato molto anche nelle sue vite precedenti, come si evince dal suo curriculum vitae. E così lo si può incontrare, per esempio, nel 2000 a.c. come “ministro e consigliere di un faraone egiziano. Il faraone è così soddisfatto del suo lavoro, che decide di non separarsi da lui neppure nell’aldilà. Infatti, all’età di 32 anni, il ministro viene sepolto vivo con tutta la corte in una piramide, insieme alle spoglie del defunto monarca”.
Oppure come ladro giudeo dalla discreta fama, nel 33 d.c., quando “sul Golgota vince il premio quale miglior crocifisso non protagonista”.
O ancora nel 1870 d.c. come “membro del Ku Klus Klan in Louisiana. All’età di 26 anni batte la testa cadendo da cavallo e si ricorda di essere stato nero in una vita precedente. Si suicida impiccandosi, non prima di essersi appeso al collo un cartello con su scritto: E anche questo l’ho sistemato”.
Dal 1959 ce lo ritroviamo, invece, qui, un’isola al centro del mediterraneo, quasi un crocevia tra oriente e occidente, dove è possibile incontrarlo, per esempio, mentre vaga nei boschi in cerca del punto G. Si, proprio quel punto G che porta all’orgasmo femminile, così come suggerisce il titolo di un racconto, dove si consiglia di iniziare la “ricerca” con una bottiglia di cannonau, rosso, corposo, che ci sta sempre bene.
Ancora nel curriculum, alla voce “conoscenza lingue”, si legge: “capisce e si fa capire a fatica nelle lingue italiano, campidanese, inglese, francese, spagnolo, portoghese e lingua dei segni, scritte, parlate e gesticolate”. Confermo tutto e aggiungo che con l’espressione “a fatica” si mette in rilievo una delle caratteristiche del mio amico scrittore, la lentezza. Alla quale dedica pure una poesia, che narra delle avventure amorose di un bradipo. Ma “Camminando in un mondo tondo” si possono incontrare anche dei racconti che mostrano il cambiare del corso di un’esistenza, come in “Cinque minuti lunghi un mese”, o i tentativi di cura a profonde ferite, così “almeno per oggi, riuscirai a non pensare alla guerra, alla casa che non hai più e a tutte le cose che non potrai mai dimenticare”.
Il tutto scritto con una lingua leggera, aerea ma energica e puntualizzante, che si diverte in escursioni linguistiche fantastiche intorno alla geografia, alla storia, alla fisica, senza dimenticare la geometria, l’economia e la filosofia. Non solo. Nelle “Cronache dal mondo tondo” si esercita con alcune “Contraddizioni grammaticali”, che forse faranno passare la voglia di usare espressioni come “ci vediamo”. Dunque “Viva la lingua viva” così come scrive Giorgio,
“dei simboli arcani della lingua dei sogni
dei silenzi danzanti della lingua dei segni”
“della rima baciata
della rima abbracciata
della rima sfranellata
pomiciata
limonata”.
Personalità poliedrica questo amico: scrittore si, ma anche terapista, pittore, musicista, regista, scenografo, e ancora scrittore. Dimenticavo di dire che Giorgio di cognome fa Polo, come dire, nomen omen.
Ogni racconto diventa così un viaggio nella sua storia personale e in quella degli altri protagonisti, siano essi “minerali, vegetali, animali o bambini”. Ogni racconto è la storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, una ricognizione del reale che diventa invenzione e che reinventa pure l’io viaggiante, perché valicare confini è il vero mestiere del viaggiatore.
Ma dove finiscono le storie?
“La vita che viviamo
Diventa sempre una storia
Che dobbiamo raccontare
E le storie che raccontiamo
Camminano per gli altri
Altri ancora le racconteranno
E le storie continueranno a camminare
Perché è la vita che cammina
La vita che viviamo”.
Insomma, da oriente a occidente, da una cultura a un’altra, da una lingua a un’altra, e sempre passando per quella sua isola al centro del mediterraneo dalla quale il cammino-viaggio-racconto di Giorgio ha avuto inizio.

Carmen Pittalis dall'Introduzione


Collana "Gli Emersi - Narrrativa"
pp.196 €14,00

ISBN
978-88-6498-678-4