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Autori Vari


Sotto l'albero delle mele

Allora l'uomo disse:
«Questa volta essa è carne
dalla mia carne e osso
dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta»


Genesi, 2:23

È antica, quanto diffusa, la profonda demarcazione tra uomini e donne, oltre che per le caratteristiche fisiche, per il modo di pensare, di percepire la realtà, di comunicare. Dai testi più antichi fino a quelli contemporanei, la distanza tra universo maschile e femminile, per credenze, comportamenti, indole, è stata spesso enfatizzata. Pensatori e scrittori di ogni tempo si sono cimentati, e continuano ancora a farlo, in disquisizioni che indagano aspetti particolari dei due generi per estenderli a generalizzazioni che ne mettono in evidenza la complementarietà, ma anche la contrapposizione.
“L’uomo è di fuoco, la donna di stoppa, il diavolo arriva e soffia” scriveva Miguel de Cervantes, nelle Novelle esemplari, nel 1613. Due universi distinti, a volte distanti e inconciliabili; i cui rapporti sono stati al centro di riflessioni profonde e semiserie, condite di sarcasmo e ironia, a volte di disprezzo, più spesso di amore e comprensione.
Dalla canzonatoria “guerra” tra i sessi, nascono aforismi dove entrambi sorridono, con compiacimento, dell’altro. Come in questo di Coventry Patmore, L’angelo della casa, del 1854: “Una donna è un paese straniero del quale, anche quando vi si stabilisca da giovane, un uomo non arriva mai a capire a fondo i costumi, la politica e la lingua”; o ancora: “Dio creò l’uomo e, trovando che non era abbastanza solo, gli diede una compagna perché sentisse più acutamente la sua solitudine” (Paul Valéry, Tal quale, 1941/43); a cui fanno eco, dalla parte delle donne: “Quando si tratta di leggere negli occhi di una donna, la maggior parte degli uomini è analfabeta” (Heidelinde Weis); “Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini, per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile” (Charlotte Whitton).
Si passa, poi, agli attacchi sferzanti. “La donna è il peggiore dei mali” (Euripide, Ippolito, 428 a.C.); “C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna” (Pitagora, VI secolo a.C.); “Una donna intelligente ha milioni di nemici: tutti gli uomini stupidi” (Marie von Ebner-Eschenbach, Aforismi, 1880).
Accuse, tiritere, elucubrazioni, amori e comprensioni, si sono alternati nei secoli, e se “gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” - come recita il titolo del noto bestseller mondiale scritto da John Gray - spesso entrambi imparano a riconoscere, nelle reciproche differenze, una risorsa indispensabile, per la propria crescita personale, che permette loro di vivere pienamente soltanto in mutua relazione. Come emerge da questa bellissima descrizione dell’amore di Edgar Lee Masters: “Amare è trovare la propria anima attraverso l’anima dell’amato. Quando l’amato si ritrae dalla tua anima allora la tua anima è perduta”.
In questo volume, che nasce dalla prima edizione del concorso “Sotto l’albero delle mele”, uomini e donne si pongono gli uni di fronte alle altre, ed entrambi approfondiscono la conoscenza reciproca. Sotto un ideale albero delle mele, ognuno coglie il frutto da consegnare all’altro: il libro, infatti, è diviso in «Sezione Adamo: Poesie sulle donne, scritte dagli uomini» e in «Sezione Eva: Poesie sugli uomini, scritte dalle donne».
Leggendo queste pagine, che in alcuni tratti si presentano più leggere, in altri più riflessive e seriose, il lettore potrà valutare, in base alla propria sensibilità, da che parte pende l’ago della bilancia: se a favore di una riconosciuta e positiva diversità, che consente di raggiungere l’impegnativo traguardo di una vita insieme, o della incomunicabilità di due universi che, nonostante il comune destino, viaggiano parallelamente.
Buona lettura!

Prefazione di Caterina Aletti


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Collana "Orizzonti"
pp.180 €16,00

ISBN
978-88-6498-912-9