Nell'epoca della fretta l'uomo corre e non sa più neanche verso che cosa, compie atti consumistici: consuma cose, emozioni, vita… l'incapacità a contemplare il reale e di soffermarsi in atteggiamento stupefatto dinnanzi all'esperire sono sintomi del suo fare malato. La violenza impone il suo giogo nel quotidiano relazionarsi, la mancanza di ritmo domina il fare iper-attivo. I giorni passano troppo spesso senza essere significanti, essi vanno avanti nell'affastellarsi di ore sempre uguali. I sensi, porte sulla vita, polarizzati dalla comunicazione a forte impatto emotivo paiono spesso anestetizzati.
Tratto dall’introduzione di Michele Ferrari


