La raccolta poetica di Maria Giovanna Manente raffigura un itinerario ininterrotto dentro la sensibilità umana. Ogni testo sembra nascere da un'urgenza autentica: custodire ciò che resta e ciò che ritorna. L'autrice crea uno spazio riconoscibile fin dai primi versi, dove la natura diviene una presenza viva, che partecipa ai turbamenti e agli slanci, capace di riflettere gli stati d'animo e amplificarli. In molte poesie l'alba, il vento, i fiori, il mare diventano specchi, compagni consolatori. Uno dei fili conduttori più evidenti è la ricerca di identità. Nei testi dedicati alla memoria, alla famiglia, all'infanzia, emerge un bisogno costante di orientarsi tra ciò che si è stati e ciò che si diventa. La voce poetica appare spesso sospesa, come in un punto di passaggio, alla ricerca di un luogo simbolico in cui riconoscersi. Questa tensione è resa con immagini semplici e immediate, che puntano a una comunicazione orizzontale dei contenuti. Non c'è distanza tra autrice e lettore, è come se fossero seduti sullo stesso promontorio a osservare il reale circostante. Tratto dalla prefazione di Giuseppe Aletti Maria Giovanna Manente nasce a Verzino, piccolo borgo, poco distante dal mare e i laghi della Sila. Trascorre lì la sua infanzia per poi trasferirsi a Torretta di Crucoli sul mare Ionio. A 18 anni arriva a Roma per studiare. Dopo 5 anni ritorna nella sua amata Calabria, nella meravigliosa città di Crotone. Ritornerà dopo alcuni anni ancora a Roma, dove rimarrà per amore e dove risiede tuttora.
immagine di copertina
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